
Meroi e Camilli: “Il governo vuole solo buttare fumo negli occhi dell’opinione pubblica”.
Martedì 31 gennaio alle ore 10,00 è convocato a Palazzo Gentili un consiglio provinciale straordinario interamente incentrato sul futuro delle Province. Un’iniziativa promossa in tutta Italia dall’UPI (Unione Province italiane) per far comprendere all’opinione pubblica il grave danno che produrrebbe l’attuazione delle norme previste dalla manovra economica del Governo Monti che svuota le Province di funzioni e competenze, decretandone un’abolizione di fatto. In contemporanea in tutte le amministrazioni provinciali d’Italia il 31 gennaio si terranno consigli provinciali aperti per discutere di questo tema e, soprattutto, per dare una corretta informazione alla cittadinanza.
Un provvedimento confuso che crea disorientamento e incertezza sul futuro degli enti locali e presenta evidenti vizi di incostituzionalità, dal momento che va a modificare drasticamente l’organizzazione dello Stato sancita dalla Costituzione. Il consiglio del 31 gennaio è aperto ai sindaci, ai rappresentanti delle forze politiche e sindacali, alle associazioni di categoria, agli organi di stampa e a tutti i cittadini per fare chiarezza intorno ad un provvedimento che rischia di rivelarsi inutile, oltre che dannoso.
“Uno studio commissionato dall’Upi all’Università Bocconi, la stessa guidata dall’attuale premier Mario Monti – spiegano il presidente della Provincia, Marcello Meroi, e il presidente del Consiglio provinciale, Piero Camilli - ha dimostrato come l’eliminazione delle Province non porti alcun concreto risparmio nelle casse dello Stato, creando, al contrario, inefficienza e disagi all’organizzazione della pubblica amministrazione. La Provincia è l’ente territoriale che incide in misura minore, quasi irrilevante, sui costi complessivi dell’apparato statale. Sfruttando il clima anticasta, accentuato da una finanziaria ‘lacrime e sangue’ destinata ad incidere pesantemente sulle famiglie italiane con nuove ed odiose tasse, il governo tecnico ha pensato bene di buttare fumo negli occhi di un’opinione pubblica sempre più legittimamente scontenta ed indignata, cercando di far credere che la lotta agli sprechi passi attraverso il solo ridimensionamento e l’abolizione delle Province”.
“Nessuno di noi è così folle da ritenere che le Province non debbano subire una profonda riforma – continuano -, come del resto tutto l’apparato della pubblica amministrazione, ma questa riforma non può certo passare dall’eliminazione delle rappresentanze elettive per lasciare campo libero ai giochi di partito, e da uno svuotamento delle competenze”.
I disagi per i cittadini sarebbero, altrimenti, enormi. “Proviamo solo ad immaginare – aggiungono Meroi e Camilli - quanti problemi potrebbero verificarsi nel caso in cui, come prevede la manovra, le funzioni attualmente gestite dalle Province venissero davvero ridistribuite in capo a Regione e Comuni. Le amministrazioni comunali si troveranno appesantite di nuove responsabilità e non potranno più contare sul ruolo di mediazione e di coordinamento territoriale svolto dalle Province in favore dei Comuni, nell’ottica di un rapporto sano, sinergico e costruttivo fra la Regione e il territorio”.
I docenti della Bocconi che hanno redatto lo studio per conto dell’Upi concludono la loro analisi sostenendo che “la via dell’efficienza può essere percorsa in senso inverso, valorizzando proprio la funzione di assistenza che le Province possono attuare nei confronti dei Comuni e degli enti locali del territorio”.
“In questo momento – concludono i presidenti Meroi e Camilli – è concreto il rischio di ritrovarsi ingannati da un clima demagogico che vede nelle Province il capro espiatorio da colpire per soddisfare un’opinione pubblica che chiede un apparato statale più efficiente, meno burocratico e soprattutto meno costoso. Richiesta legittima, cui la politica è chiamata a dare risposte senza, però, illudere i cittadini con palliativi inutili destinati in futuro a rivelarsi peggiori del male che si è pensato di alleviare e curare”.

