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Viterbo ricorda i martiri delle foibe

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Si svolgerà domani, sabato 18 febbraio, alle ore 12,00 in Largo Martiri delle foibe (zona Valle Faul), la celebrazione del “Giorno del Ricordo”, appuntamento con il quale si vuole commemorare il dramma delle foibe e l’esodo di 350.000 nostri connazionali istriani, giuliani e dalmati.

L’iniziativa è organizzata dal Comitato 10 Febbraio con il patrocinio del Comune di Viterbo.

“Qualcuno – afferma Maurizio Federici, presidente del Comitato 10 febbraio di Viterbo – vuole sminuire la tragedia delle foibe, le profonde cavità carsiche dove i partigiani comunisti slavi fecero morire migliaia di italiani. “È necessario ricordare quei martiri – aggiunge Federici – in particolare le persone nate a Viterbo e nella provincia che hanno trovato la morte in quella parte d’Italia. Si tratta di carabinieri, agenti della polizia e della guardia di finanza, che rimasero al loro posto in servizio di ordine pubblico e pagarono con la vita l’attaccamento al dovere.”

I cittadini, le associazioni combattentistiche e d’arma e gli istituti d’istruzione superiore sono invitati a partecipare.

“Troviamo Anna”, figlia di un carabiniere di Civita Castellana che non ha più fatto ritorno a casa.

La celebrazione si svolge con il patrocinio del Comune di Viterbo e tende a ricordare in particolare i nati a Viterbo e provincia che furono vittime della tragedia che si compì alla fine della seconda guerra mondiale nel confine orientale d’Italia.

Fino al 19 febbraio, sarà inoltre visitabile nella sala Anselmi in via Saffi a Viterbo una mostra fotografica dal titolo “Esodo e Foibe”. L’organizzazione è curata da Alberto Cataldi e Luca Giampieri.

La prima è quella di Giovanni Carosi, nipote di Ennio, brigadiere dei carabinieri originario di Carbognano, scomparso nel maggio 1945 a Gorizia.

“Mio padre Famiano – ricorda Giuseppe Carosi – era un maresciallo dei carabinieri in pensione. Cercò in tutte le maniere, ma inutilmente, di avere notizie del fratello Ennio. A un certo punto le autorità dell’epoca gli fecero capire che non doveva più cercare. Conoscere la verità sulla fine di mio zio dava fastidio a qualcuno.”

La seconda è quella di Angelo Angelini, meglio conosciuto come Gino, di Civita Castellana, classe 1921. Nella primavera del 1945 era marinaio in servizio all’arsenale di Pola e conosceva un concittadino, il carabiniere Francesco Brocchi, detto Franco, classe 1919, che prestava servizio nella stessa città. “Al termine della guerra – ricorda Angelini - lo invitai ad andarcene e a cercare di raggiungere Civita Castellana con ogni mezzo. Ma lui volle rimanere, per dovere e anche perché era legato sentimentalmente ad una donna del posto. Infatti, quando la guerra era finita da qualche tempo, a Civita Castellana giunse una signora con una bambina per cercare Franco. Pensava che fosse riuscito a scappare e a tornare a casa. I familiari mi chiamarono e io confermai che effettivamente Franco aveva una relazione con questa donna. Madre e figlia furono accolte e rimasero a Civita Castellana per 5-6 mesi, poi non le vidi più.”

Quella bambina oggi dovrebbe essere una signora di circa 70 anni. Di lei sappiamo che si chiamava Anna, che non prese il cognome del carabiniere e che forse si trasferì con la madre a Latina. Ritrovarla a distanza di tanti anni è l’auspicio del “Comitato 10 febbraio”.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 20 Febbraio 2012 16:36 )